L'ordine della solitudine
29.04.2026
C'è un momento in cui lo sguardo smette di cercare il contatto e inizia a cercare il respiro. Per molto tempo ho vissuto la fotografia nel centro esatto delle cose, quasi addosso ai soggetti, cercando di catturarne ogni dettaglio immediato. Poi, qualcosa è cambiato.
L'esperienza del Covid e la perdita di mio padre hanno trasformato il mio modo di abitare lo spazio. Quel bisogno di stare a distanza non è stato un ripiego, ma è diventato una necessità di silenzio. Ho scelto di fare dieci passi indietro, non per indifferenza, ma per il desiderio di ritrovare una prospettiva che la "mischia" della vita quotidiana spesso finisce per offuscare.
"L'ordine della solitudine" rappresenta questa nuova dimensione. Nelle geometrie e nei contrasti netti cerco quella pulizia e quell'equilibrio che fuori sembrano mancare. Trasformo le persone in silhouette e le architetture in linee essenziali, nel tentativo di mettere ordine in un caos che ho conosciuto da vicino e che ora scelgo di guardare
da una distanza sicura.
Non fotografo le persone per entrare nelle loro storie, ma per misurare la libertà di restarne fuori. È una forma di pace trovata nel distacco, dove la bellezza non sta più nel clamore del primo piano, ma nel silenzio di un'ombra che attraversa la città.
L'esperienza del Covid e la perdita di mio padre hanno trasformato il mio modo di abitare lo spazio. Quel bisogno di stare a distanza non è stato un ripiego, ma è diventato una necessità di silenzio. Ho scelto di fare dieci passi indietro, non per indifferenza, ma per il desiderio di ritrovare una prospettiva che la "mischia" della vita quotidiana spesso finisce per offuscare.
"L'ordine della solitudine" rappresenta questa nuova dimensione. Nelle geometrie e nei contrasti netti cerco quella pulizia e quell'equilibrio che fuori sembrano mancare. Trasformo le persone in silhouette e le architetture in linee essenziali, nel tentativo di mettere ordine in un caos che ho conosciuto da vicino e che ora scelgo di guardare
da una distanza sicura.
Non fotografo le persone per entrare nelle loro storie, ma per misurare la libertà di restarne fuori. È una forma di pace trovata nel distacco, dove la bellezza non sta più nel clamore del primo piano, ma nel silenzio di un'ombra che attraversa la città.
Questi sono solo alcuni scatti di quelli fatti inerenti al progetto.






